14 giorni, 9 voli, 5 isole, 10.000 Km per un viaggio epico in una delle ultime terre di frontiera d’Europa
Dopo due anni di meticolosa pianificazione, finalmente, lo scorso giugno siamo riusciti a partire per le Azzorre.
All’alba abbiamo preso un aereo da Malpensa, destinazione Lisbona. Da lì avremmo dovuto prenderne un secondo per Ponta Delgada – capoluogo dell’isola di São Miguel, la più vicina alla terraferma – e, successivamente, con un volo interno, avremmo raggiunto l’isola di Flores: il punto più a ovest d’Europa.
Nella prima tratta abbiamo fatto un volo perfetto e siamo arrivati a Lisbona con qualche minuto di anticipo. Esattamente quello che speravamo visto il risicato tempo d’attesa per la coincidenza.
Abbiamo attraversato l’aeroporto di corsa solo per scoprire che il volo era stato cancellato. Ne sarebbe partito uno alcune ore dopo. Almeno, questo è quanto ci viene detto. In realtà trascorreremo l’intera giornata davanti al gate, senza mai partire.
Nel nostro caso, una tempesta, concentrata sull’isola di São Miguel, non ci ha permesso di partire fino al giorno successivo.
Purtroppo il volo assegnatoci ci ha impedito di prendere la coincidenza per Flores.
A questo proposito: non volate con TAP Air Portugal. Vi basterà leggere le recensioni online per capirne la ragione. Una delle peggiori compagnie aeree di sempre.
Per fortuna, da questo momento in poi le nostre trasferte interne saranno con SATA Air Açores.
Non avendo un posto dove dormire né un’auto noleggiata – visto che avremmo dovuto essere su un’altra isola – ci appelliamo alla gentilezza di uno steward della compagnia aerea. Purtroppo non ci sono altri voli per Flores. Ci propone di fare scalo a Faial – una tappa che non avevamo programmato – così da poter partire il mattino dopo per la nostra meta.
Essendo l’unica soluzione, accettiamo.
Troviamo, all’ultimo, una struttura nella quale dormire e arriviamo sull’isola. Finalmente possiamo dire che il nostro viaggio inizia.
Faial – L’isola azzurra





Abbiamo avuto pochissime ore per visitare Faial ma, nel male, possiamo dire che è stata una fortuna aggiungere questa tappa. L’isola azzurra, così battezzata dal poeta Raul Brandão per via delle enormi estensioni di ortensie che, fiorite, la screziano di sfumature di blu, è un piccolo gioiello verdeggiante nel cuore dell’Atlantico.
La sera del nostro arrivo siamo riusciti a visitare la pittoresca cittadina di Horta. Dopo una cena a base di pesce ci siamo incamminati per le viuzze del centro. Ci siamo imbattuti in una delle feste più importanti delle Azzorre. Il 6 giugno, infatti, si celebra la Festa dello Spirito Santo che coincide con la data in cui le Azzorre sono divenute Regione autonoma.
L’atmosfera conviviale, la musica suonata dal vivo, gli abitanti per strada hanno contribuito a rendere ancora più gradevole l’ottima impressione che già avevamo avuto del luogo.
Passando dal centro non si può evitare una tappa al Peter Sports Cafè. Non tanto per il locale in sé, quanto per il fatto che ospita un museo con un’ampia collezione privata di Scrimshaw: le incisioni e le sculture realizzate dai balenieri sui denti e sulle ossa dei cetacei cacciati (https://www.petercafesport.com/en/museum/).
Il mattino successivo, in attesa del nostro volo per Flores, siamo andati dalla parte opposta dell’isola per ammirare il faro di Ponta dos Capelinhos. Quest’area, caratterizzata da scogliere vulcaniche, è il punto terminale del trekking Dez Vulcões (PR06 FAI) che parte dalla Caldeira do Faial e si snoda a un’altitudine compresa fra gli 800 e i 900 metri s.l.m.
Ci sarebbero state ancora un’infinità di luoghi da visitare ma il tempo a nostra disposizione si stava esaurendo. Ci siamo quindi diretti all’aeroporto per prendere il volo interno che ci avrebbe condotto all’anelata isola di Flores.
Flores – L’isola rosa





L’impatto con l’isola di Flores ci ha tolto il fiato. Caratterizzata dalla bellezza della natura vulcanica, sorge come uno smeraldo brillante nel cuore dell’oceano, offrendo ai visitatori un viaggio straordinario attraverso paesaggi unici. Da cime vulcaniche ondulate a laghi calmi, formati in antichi crateri, ogni dettaglio di Flores è stato disegnato dalla forza della natura, ora tranquilla, accogliente e invitante.
Il panorama che si apre dalla cima del Morro Alto è un’esplosione di verde intenso, un’incantevole veduta di una foresta laurisilva incontaminata. Fra i sentieri segnati dalla natura, attraverso la vegetazione rigogliosa, scorrono tranquilli torrenti e cascate, alimentando un giardino naturale di fiori dai colori vivaci. Immersi in questa cornice si stagliano, in particolare, il rosa delle azalee e delle ortensie.
Il paesaggio di Flores è una tela artistica dipinta con crateri, laghi e ruscelli. Acque sorgive scorrono lentamente attraverso l’altopiano centrale, guadagnando velocità in prossimità delle cascate o lungo le valli profonde.
Uno dei simboli naturali più celebri dell’arcipelago delle Azzorre è la Rocha dos Bordões, un gruppo di maestose colonne di basalto. Questa formazione geologica, avvolta da muschi e licheni, varia nei colori nel corso del giorno, invitando i visitatori a tornare più volte per sperimentare il suo fascino mutevole.
Noi abbiamo amato il Poço Ribeira do Ferreiro. Certamente un luogo iconico, non solo dell’isola, ma dell’intero arcipelago. Con una semplice passeggiata di pochi minuti si abbandona la strada asfaltata per immergersi in una fitta foresta che, infine, si apre su una radura.
Al centro di questa si trova un laghetto dalle acque cristalline, alimentato da un numero imprecisato di piccole cascate che scendono dall’anfiteatro roccioso che delimita la radura. Abbiamo consumato lì il nostro pranzo al sacco, in compagnia di qualche topolino e qualche uccellino che hanno apprezzato la condivisione.
Abbiamo proseguito la giornata visitando alcuni dei numerosi crateri vulcanici che, nel tempo, si sono trasformati in pittoreschi laghi. Tra questi, Caldeira Rasa e Caldeira Funda, situati a quote diverse, si distinguono per la loro bellezza. Circondati da vegetazione lussureggiante e fiori che sbocciano sulle pendici, creano un panorama naturale di straordinaria bellezza.
L’isola di Flores è circondata da un litorale mozzafiato, costellato di isolotti, scogliere, pianure, grotte costiere, cascate e valli. Una delle principali attrazioni è la zona di Fajã Grande – Fajãzinha, che offre una delle vedute costiere più affascinanti delle Azzorre. Qui, una serie di maestose cascate, tra cui Ribeira Grande, si riversano dal verde rigoglioso delle scogliere, direttamente nell’oceano blu.
Prima di sera abbiamo raggiunto il punto più occidentale d’Europa. A onor del vero, il punto più a ovest sarebbe l’isolotto di Monchique, poco più di uno scoglio a poche centinaia di metri dalla costa. Il cartello ufficiale, però, è posizionato sulla scogliera di Flores.
Avremmo voluto trascorrere più giorni sull’isola. Il programma iniziale ne prevedeva tre. I contrattempi con i voli non ci hanno permesso di fermarci più di ventiquattro ore. Un vero peccato.
L’isola è ammantata da un’atmosfera decadente e selvaggia. È davvero una terra di confine in cui la natura è la forza egemone. Si riprende rapidamente ogni spazio che l’uomo, dopo aver faticosamente conquistato, abbandona.
Nonostante quest’asprezza, la gente del luogo e sorridente e cordiale.
Ce ne andiamo, a malincuore, accompagnati da una profonda sensazione di nostalgia. Inspiegabilmente, sentiamo di appartenere a questi luoghi, come se in noi riecheggiasse un atavico richiamo a rimanere.
Ci voltiamo più volte indietro mentre aspettiamo di salire sul prossimo volo che ci condurrà a Terceira.
Terceira – L’isola lilla






Terceira è la terza isola dell’arcipelago per dimensioni ed è decisamente più mondana di Flores. La sua natura è comunque potente. Ciò che strega è il riverbero ebano della lava eruttata duemila anni fa dall’Algar do Carvão. Qui è presente la più grande distesa di erica dell’arcipelago.
Dovendo scegliere un trekking da fare sull’isola e avendo a disposizione solo un paio di giorni abbiamo optato per il trekking Mistérios Negros (PRC01): un anello che ha inizio nel pressi della Gruta do Natal e che in circa 5 Km porta attraverso una fitta foresta a paesaggi vulcanici senza eguali. Il giorno successivo, visto il maltempo, abbiamo visitato il sistema di condotti lavici sotterranei della Gruta do Natal.
Verso Nord, paesaggi simili si dipanano nei pressi del Biscoito da Ferraria e del Pico Alto, così come ad Ovest, sulla Serra de Santa Bárbara. Quest’ultima è particolarmente notevole per le sue densità boschive di flora endemica, ricordando la laurisilva: la foresta primigenia dell’arcipelago. In effetti, Terceira si distingue per aver preservato l’estensione più ampia di vegetazione boschiva risalente al periodo pre-umano.
Tuttavia, i richiami cromatici dell’isola non si limitano al verde. Mentre ci si avvicina alle coste, l’ombra del verde si alleggerisce e l’antropizzazione si fa più evidente. Qui, tra le case colorate, le tonalità lilla emergono con prepotenza, soprattutto nella città di Angra do Heroísmo, donando a Terceira il suo soprannome.
I migliori punti per ammirare i panorami mozzafiato di Terceira sono indubbiamente i suoi belvedere. Dalla cima del Monte Brasil, si può ammirare la città e la baia di Angra do Heroísmo, senza nemmeno rendersi conto di trovarsi su un antico vulcano che emerge dal mare. La vista dalla Serra do Cume offre uno scorcio unico sulla geometria dei muretti di pietra e delle siepi di ortensie che delimitano i pascoli dell’isola. Dal Miradouro do Facho, che ospita l’imponente monumento al “Cuore Immacolato di Maria”, si può godere di una vista panoramica sulla spiaggia, sulla marina e sui quartieri di Praia da Vitória.
La costa di Terceira è altrettanto affascinante, con l’arenile di Praia da Vitória – il più esteso dell’isola – che offre una combinazione unica di storia, divertimento, urbanità e natura. Oltre a Praia da Vitória, vi sono numerose piscine naturali in tutta l’isola, come Porto Martins, Biscoitos, Negrito e Silveira.
Pico – L’isola grigia






Emergendo dal mare come un gigante in pietra, l’isola di Pico offre un paesaggio maestoso dominato dal grigio dei vasti campi di lava, noti localmente come “Lajidos” o “Terras de biscoito”. Questo colore monolitico viene delicatamente spezzato dal verde vibrante della vegetazione rigogliosa, creando un perfetto equilibrio di contrasti cromatici che la rende un luogo emblematico di bellezza naturale.
Il fiore all’occhiello dell’isola di Pico è l’imponente vulcano che svetta maestosamente nel suo cuore. Con i suoi 2.350 metri d’altezza, 19 chilometri di diametro medio al livello del mare, il vulcano di Pico, il terzo più grande dell’Atlantico, incanta e attira visitatori da tutto il mondo. La vista dalla sua vetta offre panorami mozzafiato di tutto l’arcipelago delle Azzorre, rivelando isole vicine come Faial e São Jorge e, nei giorni limpidi, Graciosa e Terceira. Almeno, questo è quello che dicono le guide. Noi non siamo mai riusciti a vederlo a causa del tempo variabile che lo ammantava di nubi. Abbiamo avuto solo un breve e fugace scorcio dall’aereo.
Più a est, l’isola si sviluppa in una catena montuosa coperta di vegetazione endemica, punteggiata da coni vulcanici e laghi spettacolari, servendo come rifugio per una moltitudine di specie di uccelli. Questi ambienti acquatici, insieme a torbiere e stagni, creano un mosaico di habitat naturali di eccezionale ricchezza.
Ma la vera meraviglia dell’isola sono i suoi campi di lava basaltica, testimoni misteriosi e affascinanti dell’attività vulcanica che ha plasmato Pico nel corso di migliaia di anni. Questi “Mistérios“, come sono noti localmente, richiamano alla mente i fenomeni vulcanici delle Hawaii, offrendo una prospettiva unica sulla natura dinamica del nostro pianeta.
Proseguendo verso la costa, i colori si fondono armoniosamente: il grigio scuro del basalto, l’azzurro cristallino dell’oceano e il bianco delle onde schiumose creano una trilogia cromatica incantevole. La costa di Pico è caratterizzata da baie ed insenature, falesie e vigneti. La coltivazione della vite è, sull’isola di Pico, patrimonio dell’U.N.E.S.C.O.
Noi abbiamo percorso il Vinhas da Criação Velha (PR05): un trekking costiero di 7 Km che attraversa le distese di vigneti circondati da muretti a secco di pietra. Il Percorso è impreziosito da cantine tipiche e mulini a vento.
São Miguel – L’isola verde






L’ultima tappa del nostro viaggio è l’isola di São Miguel: la più grande dell’arcipelago.
Dopo giorni di bucoliche stradine e rari incontri di automobili e persone, l’impatto con quest’ultima isola è frastornante. Usciti dall’aeroporto ci ritroviamo in una tangenziale molto simile a quelle di Torino e Milano.
Facciamo un bel respiro: non siamo pronti a rimmergerci così repentinamente nella vita continentale. In cuor nostro ci auguriamo che la potenza della natura sia predominante anche su un’isola più antropizzata. Spoiler: sarà così!
São Miguel è un’immensa foresta principalmente costituita da criptomerie: alberi giganteschi che formano i boschi densi tipici del luogo.
São Miguel offre meraviglie vulcaniche mozzafiato. I suoi vasti laghi, noti come “Lagoas“, occupano ampi crateri vulcanici. Tra questi, il lago di Sete Cidades è probabilmente il più famoso, con il suo panorama leggendario diviso da un ponte ad archi tra il lago verde e il lago azzurro. Da non perdere la vista dal belvedere Vista do Rei. Altro lago affascinante è il Lagoa do Fogo, ma sull’isola ce ne sono moltissimi altri.
Anche su quest’isola non mancano i miradouros che, nella regione di Nordeste, dove abbiamo preso alloggio, si trasformano in giardini dove godersi un barbecue con vista.
Uno dei gioielli di São Miguel sono le sue piscine termali naturali. Da Caldeira Velha – dove noi abbiamo trascorso più di mezza giornata a rilassarci nelle pozze d’acqua a 37° C – alla gialla piscina ferrosa del Parque Terra Nostra, dai bagni tranquilli di Caldeiras di Ribeira Grande ai fanghi rigeneranti di Poça da Beija, quest’isola è un paradiso per gli amanti del wellness.
A proposito di fenomeni vulcanici non possiamo dimenticare Furnas, la “Città delle acque”, dove le sorgenti termali, le fumarole e le acque bicarbonate fanno di questa località un epicentro termale.
Ultima chicca della nostra avventura: la coltivazione del tè. Su quest’isola c’è l’unica piantagione di camellie sinensis del continente europeo. La visita è davvero suggestiva e la fabbrica, con locale di degustazione annesso, è una tappa da non perdere. (https://gorreana.pt/en/)
Il nostro viaggio termina qui. Sulla via del ritorno facciamo ancora una breve visita alla città di Lisbona, aspettando il volo per Malpensa.
Le Azzorre, praticamente sconosciute al turismo internazionale, fino a pochi anni fa, stanno conoscendo ora un trend di crescita vertiginoso. Il momento migliore per visitarle è adesso, prima che vengano prese d’assalto e corrano il rischio di perdere un po’ del loro fascino selvaggio.
Luglio e agosto sono indubbiamente i mesi con le condizioni meteo migliori. Se si pensa di visitarle una sola volta nella vita è questo il periodo più indicato. Nel caso, invece, si volessero fare più viaggi – idea che consigliamo caldamente – ogni mese dell’anno offre peculiarità uniche. Non ultime, per gli amanti del whalewatching, le migrazioni di diverse specie di cetacei nei diversi mesi dell’anno.
A nostro avviso, questo è un viaggio che dev’essere intrapreso almeno una volta nella vita. A poche ore dal continente europeo esiste un arcipelago con caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche difficilemente immaginabili per chi non ha mai sentito nominare le Azzorre, se non in virtù del famoso anticiclone delle previsioni meteorologiche.
In un mondo globalizzato, in cui pensiamo non ci sia più nulla da scoprire e le terre di confine un ricordo dei secoli scorsi, qui si ha ancora la sensazione dell’avventura e si può assaporare un vero e profondo senso di meraviglia di fronte alla maestosità della natura.
Dove dormire e dove mangiare
Il turismo non è ancora così massiccio nell’arcipelago. Le soluzioni sono ridotte rispetto ad altre mete. Noi abbiamo sempre soggiornato in case e appartamenti trovati su Airbnb.
Sull’isola di Faial abbiamo soggiornato al Glamping Azul Singular. Stra consigliato! Vicinissimo all’aeroporto, bellissimo e suggestivo con una fantastica prima colazione.
La sera abbiamo mangiato al Restaurante Atletico. Piuttosto turistico ma ottimo pesce.
A Flores abbiamo dormito a Santa Cruz, nella Stella’s House. L’appartamento, oltre a essere ampio, luminoso e accogliente è gestito da una host meravigliosa. Nidia è l’ospite che tutti vorremmo incontrare in viaggio. Se vi fermate sull’isola, nessun dubbio sul fatto che questa sia la sistemazione migliore possibile.
Abbiamo cenato al Restaurante O Moreão. Vicinissimo alla casa di Nidia. Il locale parrebbe non essere un granchè ma il cino è ottimo e il servizio cordiale e simpatico. Abbiamo preso due piatti a base di pesce e uno a base di carne ed erano entrambi ottimi. Prenotate sempre. In caso contrario è molto improbabile che riusciate a mangiare.
A Terceira abbiamo alloggiato Tina – Alojamento Local. La posizione è comoda, a metà strada circa tra Praia da Vitória e Angra do Heroísmo. L’appartamento – carino all’esterno – all’interno è piuttosto vecchio e privo di qualsiasi servizio e comodità, compresi quelli basilari. Non ci sentiamo di consigliarvelo. Siamo convinti si possano trovare alloggiamenti decisamente migliori.
Anche con i ristoranti non siamo stati fortunatissimi su quest’isola. Siamo stati in locali senza infamia e senza lode quindi non ci sentiamo di consigliarvi nessuno di quelli in cui abbiamo mangiato noi.
Sull’isola di Pico abbiamo dormito alla Casa dos biscoitos. Casa ampia e molto carina, in una posizione comodissima per girare l’isola. L’ospite è gentilissima e disponibile. Parla pochissimo inglese ma siamo riusciti a capirci benissimo.
Qui abbiamo mangiato al Restaurante Ancoradouro. Molto turistico e più caro di altri che abbiamo provato durante il nostro viaggio. Ciò detto, non si mangia male.
Tutt’altra esperienza al Tasca O Petisca. Locale carino e caratteristico, servizio informale ma impeccabile, cibo – sia di terra che di mare – fantastico. Decisamente consigliato.
L’ultimo alloggio in cui siamo stati è Casas do Monte Alegre, sull’isola di São Miguel. Casa molto bella e dalla tipica architettura delle Azzorre. Ci siamo trovati bene.
A São Miguel non potete non assaggiare il Cozido: un bollito misto di carni e verdure fatto cuocere direttamente nelle fumarole vulcaniche. A detta di tutti, il luogo in cui si mangia il cozido più tradizionale è Restaurante Tony’s. Il nome non aiuta, il locale è gremito, rumoroso, non bellissimo ma il codizo è davvero eccezionale. Dategli una chance però prenotate se volete avere una speranza di assaggiarlo.
Tips di viaggio
- Quando pianificate un viaggio alle Azzorre tenete sempre conto delle condizioni meteo che potrebbero far saltare i vostri piani.
- Volate a Lisbona con la compagnia che preferite, ma non prendete un biglietto dall’Italia alle Azzorre. Comprate un biglietto dal Portogallo alle Azzorre. Così facendo sarà molto più semplice ottenere voli sostitutivi o rimborsi e compensazioni in caso di contrattempi.
- Se decidete di prenotare un’auto – fortemente consigliato per potervi muovere comodamente – fatelo con largo anticipo. Le compagnie sono molte e offrono tutte un buon servizio ma, visto che la maggior parte dei turisti opta per il noleggio di un mezzo, difficilmente ne troverete uno disponibile all’ultimo minuto. Inoltre, i costi sono molto più convenieti se prenotate con largo anticipo.
- Tutte le compagnie richiedono una carta di credito – non di debito – sulla quale bloccano un importo che varia dai 1200€ ai 1800€ circa. Prima di partire assicuratevi che il plafond della vostra carta abbia una capienza sufficiente.
- Quando usate il gps – che sia quello dell’auto o del vostro smartphone – evitate le strade contraddistinte dal nome “Vales”. Sono strade secondarie più brevi e, talvolta, panoramiche, ma molto strette e pericolose. Molti turisti sono rimasti bloccati oppure hanno causato danni al mezzo che hanno dovuto pagare con la caparra bloccata sulla carta.
- Sempre in tema strade dovrete fare attenzione a due aspetti: il primo è che alle Azzorre, i portoghesi parcheggiano per strada. State guidando e la macchina di fronte a voi si ferma, apparentemente senza ragione, il conducente scende, entra in un negozio oppure in casa o, ancora, si incammina per un campo o una stradina sterrata. Non mettono le quattro frecce, potete trovarle dietro una curva, in qualsiasi situazione. Prudenza. Lo stesso vale per il secondo aspetto: le mucche. Vagano liberamente per le strade, da un pascolo all’altro. Come per le auto, potete trovarle dietro a ogni curva, che emergono dalla nebbia, nei momenti più inaspettati. A parte questi due accorgimenti, guidare alle Azzorre è molto rilassante: nessuno si innervosisce, nessuno suona il clacson, sono tutti molto tranquilli e tolleranti. Una piacevole variazione rispetto alla guida in città.
- Per quanto riguarda la spesa, se come noi opterete per un Airbnb, sappiate che i piccoli supermercati sono davvero poco forniti. Ci sentiamo di consigliarvi di fare la spesa al Continente. Ce ne sono diversi sulle varie isole, sono molto forniti e hanno un’ampia scelta di prodotti anche per vegetariani e celiaci (nei piccoli market non troverete nessun prodotto di questo tipo).
- Nota molto positiva: le Azzorre sono costellate di bagni pubblici. Ovunque vi troviate non sarete distanti da uno di essi. A differenza dei nostri sono pulitissimi e forniti di tutti i servizi essenziali. Siamo rimasti davvero colpiti. Sembra un aspetto da poco ma, viaggiando tutto il giorno, non lo è per nulla.
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