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Food & Travel Stories



Un tempo per assaporare: nutrire consapevolmente i sensi

Cosa accade quando entriamo in contatto con il cibo?

Non ci facciamo mai, davvero attenzione. Non ci prendiamo il tempo necessario a comprendere quanto sia complessa, sotto ogni profilo, l’azione che stiamo compiendo.

Nutrirsi è qualcosa che diamo per scontato. Qualcosa di ovvio, normale, persino banale. Ma è un rituale multiforme durante il quale si assaporano e assimilano elementi che hanno compiuto un percorso complessissimo per arrivare a essere ciò di cui ci nutriamo.

Di recente ho vissuto una piacevolissima giornata in natura in compagnia de “La Ghilda“: tre persone che, come recita la loro pagina Facebook, si prefiggono lo scopo di “…riscoprire i valori del Femminino sacro e del Maschile divino attraverso le tradizioni autoctone europee”.

Durante un’esperienza condotta da Chiara Silvia Cenedese, titolare del sito Madreselva – pratiche selvatiche ed esperta di foraging e forest bathing, mi sono preso tutto il tempo necessario per osservare, esplorare attraverso i sensi e, infine, assaporare un mirtillo.

Ho impiegato un tempo razionalmente dilatato, al di là della consuetudine, per vivere questa esperienza. Illogico – apparentemente – ma necessario.

Ho iniziato a occhi chiusi, con il mio mirtillo tra le mani.

Al tatto non lo mangerei.

È l’olfatto a convincermi.

Mi salta al naso, mite e delicato eppure potente e pervasivo, un bouquet aromatico che sa di buono e fiducia.

Mi ricorda il profumo di alcune rosacee e delle crostate appena sfornate. Quelle in cui il profumo fragrante del burro della frolla si mescola ai sentori floreali della frutta.

In bocca è mosto che fermenta, come se la sua digestione fosse già avvenuta mentre lui si trasforma e trasmuta e trasfigura in una morte che sa di perpetuo eterno.

Che antropocentrico punto di vista! Lui probabilmente, come me, sta semplicemente vivendo. E come tutti coloro che vivono, nel tempo che trascorre in vita, porta con sè quell’embrione di caducità che tutti ci assimila, livella ed equipara.

Prima mirtillo, poi me. Ancora prima e dopo chissà cos’altro.

La sua acidità fa aumentare la mia salivazione, come un invito a continuare a nutrirmi.

Sa di istinto che sa.

Quello che, non è dato sapere in che esatto momento della storia, ha portato qualcuno, per la prima volta, ad assaggiare una minuscola, acidula, violacea bacca di bosco.

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