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Viaggio enogastronomico in Borgogna: un itinerario di 5 giorni tra vigne, cucina e storia

Alla fine, una capatina in Francia, almeno una volta l’anno, ci scappa.

Sarà che il paese d’oltralpe è a poche ore da Torino. Sarà che, volenti o nolenti, bisogna ammettere che è bellissimo, curato, variegato. Sarà che ha paesaggi invidiabili e una natura lussureggiante. Sarà che ha un patrimonio storico e culturale che ha poco da invidiare al nostro. Sarà che con il cibo non se la cavano poi male. Sarà per tutte queste ragioni, ma mi piace proprio andare in Francia.

Appena arrivo sono felice e, quando giunge l’ora di tornare, provo sempre un misto di malinconia e nostalgia.

Questo inizio di settembre abbiamo deciso di trascorrerlo in Borgogna. È una della poche regioni di Francia che non avevamo ancora visitato. Quale periodo migliore della vendemmia per rimediare a questa mancanza?

Impossibile non innamorarsi di questa Regione. Fra filari ordinati di vigne dai grappoli succosi e maturi, sorgono cantine storiche, simili a castelli, nelle quali degustare ottimi vini. Le stradine campestri si snodano tra villaggi che paiono essersi fermati nel tempo.

Qui la joie de vivre più autentica, ebbra dei giorni della vendemmia, si mescola a quell’atmosfera d’antan che, non so bene perché, sembra caratterizzare e fare da sottofondo a tutta la Francia non metropolitana.

I furgoncini delle cantine trasportano, da una vigna all’altra, orde di ragazzi festanti e urlanti che sventolano bandiere come se la raccolta non fosse una fatica ma una festa che unisce. Molti sono francesi, altrettanti vengono dall’estero ma tutti, almeno per il tempo della vendemmia, gioiscono di un senso di comunità che, forse, solo questo momento è in grado di creare.

Abbiamo cinque giorni a disposizione. Non sono sufficienti per visitare un territorio così vasto. Decidiamo di fare base a Corcelles-les-Monts, un caratteristico paesino a pochi chilometri di distanza da Digione, e visitare quelli che riteniamo essere i punti e i luoghi più interessanti dei dintorni. Percorreremo la Route des Grands Crus della Côte d’Or: una delle grandi vie dei vini di Francia.

Quello che non riusciremo a vedere in questi giorni sarà la scusa per tornare.

Digione: crocevia di storia e gastronomia nel cuore della Borgogna

Le origini della città sono antichissime. Originariamente era un accampamento militare, fortificato, sulla direttrice che univa Lione a Magonza. Nella seconda metà dell’anno 1000 d.C. divenne capitale del Ducato di Borgogna, conobbe grande prestigio durante il regno dei Valois e poi alterne fortune, fino alla seconda guerra mondiale.

Oggi è una città dinamica, festosa e aggraziata che vale certamente una visita approfondita.

Les Halles: il Mercato coperto – ode ai sensi e all’enogastronomia

Per noi, avventurieri del gusto oltre che esploratori di culture, l’inizio di questa scoperta urbana è stato segnato dalla visita al mercato coperto di Les Halles.

Ubicato nel cuore pulsante del centro medievale della città, ogni martedì e venerdì dell’anno questo santuario alimentare diviene un luogo di pura ebbrezza sensoriale.

Qui, una cornucopia di prodotti locali, specialità dolciarie, formaggi artigianali e la nota senape di Digione — famosa in tutto il mondo — adornano gli scaffali.

Non si può eludere l’invito offerto da terrine de campagne e jambon persillé che esigono di essere assaporati.

Percorso della Civetta: un’esplorazione storico-culturale-architettonica

Appagato l’aspetto enogastronomico, ci dedichiamo a quello storico-culturale-architettonico.

La visita è resa estremamente semplice e comoda, oltre che divertente, grazie al Percorso della civetta – animale simbolo della città. Potete recarvi al centralissimo ufficio del turismo e, al costo di 4€, vi forniranno una piccola ma curata guida che elenca e spiega le tappe del percorso.

Se non volete acquistarla, sappiate che a terra, lungo tutto il percorso, delle placche di bronzo segnalano le varie tappe. Tra i vari punti di interesse, innumerevoli triangoli con la sagoma della civetta indicano la direzione da seguire.

Il cuore ideale di questo tour, suddiviso in 22 tappe, è rappresentato dall’eglise de Notre Dame e rue de la Chouette. In questa strada, su una piccola colonna della parte esterna della navata sinistra della chiesa, si trova la scultura della piccola civetta che, dalla fine del secolo scorso, ha assunto il suo apotropaico significato. Ormai la sagoma del rapace è solo intuibile a causa degli innumerevoli strofinamenti delle mani dei passanti che l’accarezzano, con la mano sinistra, come buon auspicio e per far realizzare i propri desideri.

La maggior parte delle tappe del percorso sono interessanti e meritano una visita.

Certamente, non potete saltare la Maison Millière: una casa edificata sul finire del 1400. Un tempo dimora e attività commerciale di un artigiano, oggi ospita una Moutarderie in cui potrete trovare la senape in ogni sua possibile declinazione.

Nel suo insieme, Digione è una sinfonia di epoche e sensazioni, una città dove la storia e la cultura s’incontrano e si fondono in un’esperienza che va oltre la mera visita turistica.

Quando l’oscurità avvolge la città andiamo a gustarci una cena a base di prodotti tipici della Borgogna e chiudiamo la giornata pronti per il giorno successivo.

Beaune: l’incontro tra vino e storia

Imbocchiamo la Route des Grands Crus in direzione sud.

Se Digione è il capoluogo storico e politico del dipartimento della Côte d’Or, di certo Beaune, con le sue innumerevoli e antichissime cantine, è la capitale dei vini d’eccellenza della Borgogna.

Nell’incantevole cittadina, appena si oltrepassano i confini segnati dalla sua antica cinta muraria, si è rapiti dallo splendore e dall’ottimo stato di conservazione delle sue architetture. Qui, storia e vino sembrano tessere un medesimo arazzo, inestricabilmente intrecciato nel tessuto stesso della sua storia.

Il centro di Beaune è rappresentato dall’Hôtel-Dieu. Si tratta di un edificio costruito nel 1443 per prestare cure agli abitanti della città. È rimasto in uso, come ospedale, fino al 1984 e, successivamente, aperto al pubblico per le visite turistiche.

Tutto, nella sua struttura tardo-gotica, lascia a bocca aperta, in particolare il tetto composto da decine di migliaia di tegole colorate. La guida multi lingue, compresa nel costo del biglietto, è realizzata molto bene, in uno stile “podcast narrativo” per nulla pedante o noioso. Per i più curiosi, ogni brano della guida ha un approfondimento dedicato.

Ci vogliono un paio d’ore abbondanti per il tour, ma sono ore spese ottimamente.

Ogni anno, la struttura ospita la più importante asta di vini di Francia: la ventes de Beaune. L’evento di quest’anno, presentato da Sotheby’s, si terrà il 19 novembre. Sarà la 163esima edizione.

Tutto, in questa Regione, è legato al vino e anche l’Hospices possiede 60 ettari di vigne.

In Place Carnot – la piazza su cui affaccia l’Hospices – il sabato è giorno di mercato. Composto da un parte coperta, contornata da bancarelle all’aperto, vale anche lui una sosta.

Il resto del centro storico pare essersi fermato nel tempo. Ogni via è caratterizzata da edifici a graticcio, in malta e travi di legno a vista, e monumenti storici.

Sa va san dire, non potete non visitare una delle cantine storiche, abbinando una degustazione di meravigliosi rossi e di qualche bianco degno di nota.

L’esplorazione prosegue lungo la Route des Grands Crus

La Route des Grands Crus si allunga ancora per qualche chilometro a sud di Beaune. Vi suggeriamo di farci una capatina, come abbiamo fatto noi nel pomeriggio. Il paesaggio muta leggermente e le vigne incontrano le falesie.

Presso gli uffici del turismo dei vari Comuni, lungo i 60 chilometri della Route, è disponibile una piantina dei maggiori punti di interesse.

Noi abbiamo girato un pochino senza meta, solo per goderci la bellezza del luogo e dei piccoli villaggi, disseminati tra le colline e i vigneti. Ci sono piaciuti molto Orches – un piccolissimo villaggio arroccato su una falesia – Pommard e il castello di Rochepot (purtroppo chiuso perché residenza privata).

Finiamo la giornata stanchi e accaldati a causa di questo settembre anomalo che ci regala però giornate di rara bellezza.

Domani, il nostro compasso interiore punterà a nord-ovest, ma quello che resta di questa seconda giornata è un’immagine indelebile di Beaune e della Route des Grands Crus, custodi di un patrimonio che oscilla armoniosamente tra storia, vino e arte.

Semur-en-Auxois: meravigliosa città medievale della Francia rurale

Lasciandoci alle spalle le vigne dorate e le cantine fastose dei Grands Crus, il nostro viaggio ci porta attraverso una Francia altrettanto affascinante. Si svela, davanti ai nostri occhi, un mondo rurale, un quadro composto da colture variegate e da una vita che scorre con un ritmo misurato.

Il villaggio medievale di Semur-en-Auxois ci ha stregati.

Superata la cinta muraria ci si ritrova in un piccolo borgo in cui, ogni angolo, è un piccolo gioiello da ammirare, con le sue caratteristiche botteghe: boulangerie, patisserie, salon de degustation. Tutti, rigorosamente, con l’insegna dipinta sul muro.

Poi i monumenti principali: le numerose torri che puntano il cielo, svettando maestose, e la Collegiata di Notre-Dame, eretta tra il 1400 e il 1500, con i suoi numerosi gargoyles.

Ai piedi del centro storico, arroccato su un altopiano di granito rosa, scorre placido il fiume Armançon. Oltre i meravigliosi ponti che lo attraversano, si trovano sentieri di campagna che conducono tra incantevoli dimore affacciate sul corso d’acqua.

Questo piccolo villaggio di circa 4.000 abitanti è un luogo perfetto in cui prendere dimora in Francia. Non troppo distante da grandi centri abitati, offre la tranquillità bucolica della campagna francese e un mercato immobiliare decisamente favorevole in questo momento.

Esplorando Auxerre: un viaggio tra Medioevo e modernità sulle sponde della Yonne

Finito il nostro tour, pranziamo e decidiamo di spingerci un altro centinaio di chilometri a nord, verso la città di Auxerre.

Adagiata sulle sponde della Yonne e tappa del Cammino di Santiago, ci dà l’impressione di essere la sorella maggiore di Semur. Medievale anch’essa, ma di dimensioni decisamente superiori, con i suoi 40.000 abitanti, offre monumenti imponenti. Tra questi spiccano la cattedrale gotica di Saint-Étienne e l’abbazia di Saint-Germain d’Auxerre. Da non tralasciare una visita all’antica torre dell’orologio, caratterizzata dalle sue due lancette che indicano, rispettivamente, l’ora solare e l’ora lunare.

Bellissima la passeggiata pedonale lungo il fiume che offre scorci incantevoli sulla città e la possibilità di fare aperitivo o cenare su una delle barche ormeggiate lungo gli argini.

Terminata la giornata, e dopo una cena dal sapore magrebino, affrontiamo il viaggio di ritorno, portando con noi l’essenza di una Francia che oscilla tra storia, cultura e bellezza naturale.

Un giorno tra i vigneti della Route des Grands Crus: l’odore della terra e il gusto del vino

In un intermezzo di tranquillità tra la frenesia dei giorni trascorsi e l’inevitabile ritorno in Italia, ci immergiamo nell’ambiente rigenerante e gioioso dei vigneti lungo la celeberrima Route des Grands Crus. Un viaggio che diventa un pellegrinaggio di anime e sensi, attraverso strade secondarie e panorami vinicoli affascinanti.

A ogni crocicchio, il nostro percorso si intreccia con quello di gruppi di lavoratori entusiasti, impegnati nella vendemmia.

Non abbiamo fretta e, soprattutto, siamo contagiati da quest’atmosfera gioiosa. Parliamo con i ragazzi. Tutti ci salutano e scherzano. Ad alcuni chiediamo di posare per una fotografia e loro si prestano volentieri.

Incrociamo turisti che fanno tour con guide private. Quattro o cinque bottiglie di rosso appoggiate a un muretto a secco che circonda la vigna, un paio di calici per la degustazione, i colori del fogliame delle viti che inizia a virare sulle tinte autunnali e ti sembra di essere in un altro mondo.

A metà mattina arriviamo al castello del Clos de Vougeot. I clos rappresentano una tecnica di coltivazione delle vigne introdotta in epoca medievale. All’epoca si iniziarono a delimitare gli appezzamenti con cinte murarie ed era possibile accedere alle vigne solo attraverso un cancello che, spesso, riportava il nome del proprietario del domain – del podere. La scelta, adottata in origine per proteggere le coltivazioni dagli animali selvatici, diede origine a dei microclimi specifici e peculiari che migliorarono la qualità degli uvaggi prodotti.

Ci troviamo sulla Côte de Nuits, a un’altitudine media di 240 m.s.l.m., su suoli ghiaiosi, non molto profondi, caratterizzati da marne ricche di limo e argilla e calcare sassoso.

Queste caratteristiche portano alla nascita di vini d’eccellenza con personalità molto differenti.

Il castello del XIV secolo è un capolavoro di architettura rinascimentale in cui vengono organizzati eventi e degustazioni tra i più rinomati della Regione.

Saturi dei ricchi cibi degustati in questi giorni decidiamo di fermarci tra le vigne per un pic-nic leggero. Una coperta a terra, una baguette, del formaggio locale, una terrine de campagne e dell’uva, la vista che spazia sulle colline circostanti sotto un cielo di un azzurro profondo e ti rendi conto di quanto il mondo sia un luogo meraviglioso.

Da Nuits-Saint-Georges ad Aloxe-Corton: degustazioni e shopping di vino

Resistiamo alla voglia di indulgere tutto il giorno in questo luogo e riprendiamo il viaggio. Attraversiamo la campagna attorno a Nuits-Saint-Goerges e arriviamo ad Aloxe-Corton, altro luogo che dà origine a una denominazione Grand Cru. Ci concediamo una degustazione di rossi in una piccola cantina, acquistiamo qualche bottiglia e riprendiamo la strada.

È ormai tardo pomeriggio quando arriviamo al Domain du Moulin Aux Moines. L’edificio che ospita la cantina è stupendo, la scritta che ci invita a entrare, vergata in gesso bianco su una vecchia lavagna, è simpatica e cordiale.

Decidiamo di bere qualcosa prima di tornare a Digione per la cena. Vantano una cantina con più di 500 etichette. Prendiamo un bianco di Borgogna e del Kir cremand. Il Kir è un cocktail francese, tipico della Borgogna, a base di vino bianco e Crème de Cassis – un liquore a base di ribes nero. Esiste in diverse varianti: il Kir classico composto da vino bianco e cassis, il Kir cremand a base di vini bianchi realizzati con metodo spumante e cassis e, infine, il Kir royal a base di champagne e cassis.

Verso l’ora del tramonto riprendiamo l’auto e torniamo a verso casa. Una piacevolissima cena a Digione e a letto presto pronti, l’indomani, a preparare le valigie e intraprendere la via del ritorno.

Esplorando il sacro e il sublime: sulla strada del ritorno tra l’Abbazia di Cluny e la poetica Vergisson

Non abbiamo fretta di tornare a casa. Nell’abbraccio bucolico della campagna borgognona, la strada sinuosa si snoda come un filo d’Arianna, guidandoci verso mete dall’indubbio fascino storico e naturale. Ci dirigiamo verso l’abbazia di Cluny e la meravigliosa Vergisson.

Sono diversi anni che voglio visitare l’abbazia. Un po’ perché mia mamma e mia zia, visto il loro percorso di studi e le loro specializzazioni, mi hanno fatto crescere a pane e medioevo. Monaci cisterciensi, in particolare. E un po’ perché la vecchia abbazia della minuscola frazione in cui sono nato e cresciuto, ormai praticamente scomparsa, era una delle arcidiocesi più importanti del tempo.

Esistevano numerosi rapporti e scambi tra l’abbazia cluniacense e quella cisterciense. Guglielmo da Volpiano, poi santo della chiesa cattolica, si formò a San Genuario – la mia frazione – prima di spostarsi a Cluny e diventare, poi, abate di San Benigno, a Digione.

Insomma, le storie si intrecciavano ed ero curioso di vederla.

Il fasto antico dell’abbazia cluniacense potrebbe essere sbiadito, ma la sua grandiosità eterna si manifesta ancora nell’elegante architettura che sfida il tempo. Nonostante molti dei suoi edifici siano ridotti a mere ombre del passato o incorporati nella cittadina di Cluny, il luogo conserva un’aura di inconfondibile dignità.

Un pizzico di turismo ha infuso nella cittadina una rinnovata vitalità, rendendola una destinazione che accoglie il visitatore a braccia aperte. Graziosa e curata, vale anch’essa una visita.

Compriamo in una fantastica boulangerie, sulla via centrale, un pranzo al sacco e ci dirigiamo a sud.

Vogliamo ancora vedere la Roche de Solutrè e la Roche de Vergisson.

Vergisson: epilogo poetico di un viaggio attraverso la Borgogna

Un’ultima sorpresa di questo bellissimo viaggio.

La vallata in cui sorge Vergisson è di una bellezza incantevole.

Sito d’epoca neolitica, diventa poi insediamento celtico. Lo testimonia ancora il menhir de Chancerons che si erge su una collinetta incorniciata dalle due Rocce.

Questi affioramenti calcarei sembrano bastioni eretti a protezione della valle vinicola. Come ci era successo a Semur percepiamo di trovarci al di fuori del cuore pulsante e un po’ snob, anche se simpatico, della Route des Grands Crus. Qui tutto pare più legato alla terra che alle cantine, anche se, probabilmente, è solo una sensazione: parliamo comunque di vini di enorme pregio.

Consumiamo il nostro pranzo alla base della Roche de Vergisson. Prima di andarcene decidiamo di raggiungere la sommità. È possibile farlo per mezzo di una parete di roccia attrezzata – ma siamo noi a non essere attrezzati – oppure attraverso un sentiero di poco meno di un chilometro.

La salita è breve ma ripida. La sommità della roccia è un ampio altopiano che domina, a 360 gradi, il paesaggio che lo circonda. Vediamo vigneti a perdita d’occhio e, piccoli piccoli, i furgoncini e i raccoglitori intenti alla vendemmia.

Non potrebbe esserci un epilogo migliore per questo viaggio in Borgogna. Ora, mentre la strada verso Torino si dipana davanti a noi, ci rimane il lusso di sognare e progettare la prossima meta.

Ma domani. Per adesso ci rimangono quattro ore di guida prima di essere a casa.

Noi abbiamo soggiornato a Crocelles-les-Monts, presso l’Airbnb di Sabrina, tutte e cinque le notti. La casa è molto bella e la mamma dell’host che ti accoglie è stupenda. La posizione è perfetta per visitare diversi centri di interesse, senza percorrere troppi chilometri

Per i pasti abbiamo mangiato in questi ristoranti:

  • Le Smart a Digione – Il locale comprende anche una discoteca, al piano interrato. Non disturba affatto. L’arredamento e particolare e, probabilmente, se ci fossimo basati su questo non avremmo scelto il locale. Ci siamo affidati al menù e abbiamo mangiato benissimo, spendendo il giusto.
  • La petite Flamand a Digione – Locale centralissimo, buon cibo e personale cordiale. Prezzi assolutamente nella media
  • La Table du Square a Beaune – Ottimo pranzo, forse un pochino caro, ma senza eccedere.
  • La Parenthèse a Semur-en-Auxoise – Bel locale con affaccio sulla Collegiata di Notre-Dame. Personale gentilissimo, bel locale, cibo meraviglioso con ottimo rapporto qualità prezzo.
  • La Casbah a Auxerre – Bel locale di cucina magrebina. Cibo ottimo, personale non troppo cordiale e prezzi piuttosto alti.
  • Il momento migliore per visitare questa Regione, a nostro avviso, va dalla prima decina di settembre alla prima decina di ottobre. Quasi tutte le feste legate alla vendemmia si svolgono l’ultima decade di settembre.
  • Tutto il mese di settembre, ogni anno, si tiene la Dijon métropole Fête la Gastronomie presso la Cité Internationale de la Gastronomie et du Vin: un polo di recentissima costruzione, moderno, che ospita anche un villaggio gastronomico in cui fare shopping oppure fermarsi per un boccone. Spettacoli, degustazioni di vini e prodotti locali, visite guidate, corsi di cucina. Ce n’è davvero per tutti i gusti.
  • In gran parte della Borgogna, giovedì è giorno di chiusura. Non è facile trovare un ristorante aperto quindi ricordate di organizzarvi di conseguenza. Stesso discorso vale la domenica sera.
  • Nei ristoranti, se prendete dell’acqua, chiedete sempre la caraffa. In caso contrario pagherete, in media, 6€ per della Perrier. Buonissima, ma non economica.
  • Se volete indicazioni sui locali in cui mangiare, sulle attività della zona e altre informazioni di carattere generale, recatevi presso un ufficio del turismo. Quello di Digione ha a disposizione molte guide gratuite, multi-lingue.
  • Dai vari store potete scaricare un app gratuita che si chiama “Balades en Bourgogne” che contiene più di 190 itinerari da fare a piedi, in bicicletta, a cavallo, in auto, in canoa. Insomma, potete soddisfare ogni vostra esigenza ed è fatta piuttosto bene.
  • Se volete comprare prodotti locali evitate i negozi più centrali. Tutti vendono gli stessi prodotti, ma lontano dal centro potete risparmiare sensibilmente.
  • Non percorrete le strade ad alta velocità. Le distanze tra i vari centri d’interesse non sono proibitive. Vale la pena metterci un po’ più di tempo ma percorrere strade secondarie che nascondono infinite bellezze.
  • Molti benzinai non accettano carte di debito e contanti (soprattutto le aree self service), ma solo carte di credito
  • Le poche stazioni di servizio con metano spesso sono fai da te, a differenza dell’Italia. L’operazione non è troppo complessa, però è necessario leggere le istruzioni con attenzione.

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